top of page

Quello che (non) diciamo

  • Foto del escritor: Sara Michelle Delpiano
    Sara Michelle Delpiano
  • 18 sept 2023
  • 4 Min. de lectura

Actualizado: 28 ago 2024




Quante volte ci rendiamo conto di dire tanto, senza aver realmente detto quello che volevamo dire? E proviamo una sensazione di vuoto, di una grande mancanza per non essere stati del tutto sinceri o per aver omesso quello che sentivamo per paura di dire qualcosa.


"Ma se glielo avessi detto, cosa sarebbe successo?"


Una domanda che non ci poniamo spesso, perché se ce la ponessimo, probabilmente lo avremmo detto.


Il non dire le cose accade spesso nelle relazioni, che si tratti di amici, partner, familiari, capi. Ricordi il film "Sliding Doors"? Molte volte mi sono sentita come la protagonista, interpretata da Gwyneth Paltrow, e a volte faccio esperimenti per vedere cosa succede se "lo dico", e posso assicurarti che accadono cose sorprendenti.


Ma allora, perché non diciamo le cose?


La questione ha un concetto di base che ha a che vedere con il rischio di assumersi la responsabilità di dire qualcosa a quella persona, guardandola negli occhi e con il cuore dirle o dirgli quello che sentiamo, sia nel bene che per chiudere dei cicli nella nostra vita.


In uno dei miei momenti di "devo dirglielo", ho preso quel rischio ed è stata una delle migliori scelte che abbia mai fatto. Ad esempio, ho migliorato il rapporto con il mio team, ho smesso di avere a che fare con persone che non desideravo più nella mia vita, ho guadagnato l'amore di un familiare che non sapeva di quanto gli volessi bene, e molto altro. In pratica, sono riuscita ad essere coerente con me stessa, e quella coerenza è la chiave del nostro benessere personale.


In un ambiente lavorativo, la coerenza tra ciò che diciamo, ciò che facciamo e ciò che sentiamo è uno dei fattori di successo per il benessere organizzativo.


Ma cosa succede nella mente dell'altra persona che ascolta?


Succede che cambia la percezione di ciò che è accaduto e di ciò che si immaginava, e la risposta dell'interlocutore spesso arriva con un'altra domanda: "Non lo sapevo. Perché non me l'hai detto prima?"


E sì, effettivamente, perché non lo abbiamo detto prima?


Perché prendere quel rischio ci rende da un lato più liberi e dall'altro più vulnerabili.


Continuo a pensare che ciò che ci blocca ancora nella società sia qualcosa di più profondo. E non si tratta solo di dire le cose, ma di riconoscere che spesso ciò che sentiamo è diverso da ciò che raccontiamo agli altri e a noi stessi. E c'è un rischio maggiore, quello di perseverare in questa incoerenza interna. L'autoconoscenza è il miglior apprendimento che possiamo regalarci in questa vita, quindi prendercene cura e fare un esercizio quotidiano di coerenza potrebbe darci una maggiore soddisfazione per aver farro qualcosa che risuona di più con noi stessi.


Sara Michelle Delpiano

Coach e specialista in processi comunicativi


-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------


**Versión original en español.**


Lo que (no) decimos


Cuántas veces nos damos cuenta de que decimos mucho sin haber dicho realmente lo que queríamos decir? Y notamos una sensación de vacío, de falta muy grande por no haber sido sinceros del todo o por haber omitido lo que sentíamos por miedo a decir algo.


“Y sí se lo hubiera dicho que habría pasado?”

Una pregunta que no solemos hacernos, porque si nos la hiciéramos igual lo hubiéramos dicho.


Lo de no decir las cosas pasa mucho en las relaciones, entre aquellas entre amigos, jefes, parejas y sobre todo potenciales personas que nos gustan. Os acordáis de la película “Sliding doors”, muchas veces me he sentido como la actriz principal, interpretada por Gwyneth Paltrow y hay veces que hago experimentos para ver qué pasa si “lo digo” y os puedo asegurar que pasan cosas sorprendentes y bonitas.


¿Pero entonces por qué no decimos las cosas?

El tema tiene nombre y apellido y se llama “Riesgo”, el riesgo de asumirse una responsabilidad como aquella de decírselo mirando a esa persona en los ojos y de corazón decirle lo que sentimos tanto en lo bueno como para cerrar ciclos de nuestra vida.


En uno de mis momentos de “se lo tengo que decir” tomé ese riesgo y os puedo decir que ha sido una de mis mejores elecciones tomadas. Por ejemplo, mejoré la relación con mi equipo, no seguí teniendo trato con personas que no me apetecía estuvieran en mi vida, me gané el amor de un familiar que no sabía lo bien que lo estaba haciendo y mucho más. Básicamente conseguí ser coherente conmigo misma, y esa coherencia es la clave de nuestro bienestar personal.


En un entorno empresarial, la coherencia entre lo que decimos, lo que hacemos y lo que sentimos es uno de los factores de éxito del bienestar organizacional.


Ahora bien, ¿qué pasa en la mente de la otra persona?


Pasa que cambia su percepción de lo ocurrido y de lo que se imaginaba y la respuesta del interlocutor a menudo viene con otra pregunta: “no sabía eso. ¿Por qué no me lo has dicho antes?”


¿Y si, efectivamente por qué no lo habíamos dicho antes?

Porque tomar ese riesgo nos hacía por un lado más libres y por el otro quizás algo más vulnerables.


Sigo pensando que lo que nos bloquea todavía en la sociedad es algo más profundo. Y no se trata de decir las cosas, si no de reconocer que a menudo lo que sentimos es distinto de lo que contamos a los demás y a nosotros mismos. Y hay un riesgo mayor que es el de “enfermar” por incoherencia interna. El autoconocimiento es el mejor aprendizaje que podemos regalarnos en esa vida, así que cuidarlo y hacer un ejercicio diario de coherencia nos podría dar mayor satisfacción por estar haciendo algo que resuena más con nosotros mismos.


Sara Michelle Delpiano

Coach Communication Specialist

 
 
 

Comentarios


Publicar: Blog2_Post

Formulario de suscripción

¡Gracias por tu mensaje!

©2020 por e-motionplot. Creada con Wix.com

bottom of page