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La Dignità che abitiamo

  • Foto del escritor: Sara Michelle Delpiano
    Sara Michelle Delpiano
  • 14 oct 2025
  • 2 Min. de lectura

Autrice: Sara Michelle Delpiano La dignità è qualcosa che si osserva, si vive e si abita. Vive negli sguardi fieri di chi, anche nella difficoltà, non rinuncia ad essere se stesso. Gli antichi la chiamavano “virtù”, i filosofi la vedevano nella ragione, e i credenti la riconoscevano come dono divino. Oggi la chiamiamo semplicemente umanità: quella forza silenziosa che ci spinge a rispettarci, a non piegarci all’umiliazione, a credere che ogni persona valga, anche quando la storia che ci viene raccontata, sembra dimenticarlo. La dignità è la radice invisibile di ogni gesto di coraggio, di ogni scelta di verità, di ogni mano tesa verso l’altro. Mai come in questo momento storico, è utile soffermarci a riflettere sull’etimologia di questa parola che deriva dal latino dignitas, originata da dignus che significa “degno”, “meritevole”, “che ha valore”.

E mi chiedo cos’è la Dignità oggi?

Ogni epoca porta con sé un pezzo di storia diversa, ogni epoca ha la sua dignità e la sua indegnità, il suo pezzo di vergona e la sua macchia da raccontare. Eppure di questo concetto se ne parla poco, nonostante sia una parola che non cambia mai e i suoi connotati rimangano gli stessi. Chi è degno, lo trasmette attraverso il corpo, la sua postura, attraverso un linguaggio posato, delicato ed allo stesso tempo fermo e sicuro. La dignità è integrità, è una dimostrazione dei nostri avi ed è un valore che va protetto, rispettato in quanto legittimato da chi è nato in un’epoca dove c’era molto meno, ci si dedicava al  proprio mestiere e all’altro. Dove chi si spostava dal proprio paese, lo faceva per costrizione e con un biglietto di sola andata. Dove ci si respirava di più e ci si annusava di meno. Dove l’abilità stava nel sopravvivere e vivere. Dove la ragione per cui si faceva quello che si faceva era intrinseca al lavoro stesso e non andava spiegata, riportata e giustificata. Dove l’aria era diversa e quello che l’uomo medio vedeva, era sempre e solo il suo contesto quotidiano. Dove il ritmo dei propri passi era dettato dal calpestio della stessa strada per innumerevoli giorni e volte della propria vita. Dove l’amore era amore e dove la longevità come concetto di tendenza, non esisteva; ma si faceva di tutto per preservarla come propria dell’essere integro, e poi per la pelle che indossiamo. La Dignità oggi ha la stessa matrice e radice di cui parlavano i filosofi che passavano ore a scrivere di lei: rivalutarne il suo peso come singolo individuo e come comunità di persone poterebbe ad una trasformazione profonda scalabile, costante e ripetibile per le generazioni presenti e future, in onore di quelle passate. Sara Michelle Delpiano

Un ringraziamento speciale a Roberta Fonsato, Attrice e Art-based Facilitator, per essersi soffermata a vedere un aspetto di vitale importanza ed averlo condiviso con me.

 
 
 

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